C’è posto per tutti?

Ho appena finito di svolgere una nuova analisi dei processi in un’azienda di Treviso leader nella produzione di prodotti per l’alimentare. L’azienda conta circa

50 persone ed è gestita in modo abbastanza artigianale, anche se le logiche di gestione adottate sono corrette ed al passo con i tempi.

Al termine dall’analisi è emersa la difficoltà di gestione strategica dell’azienda: la dirigenza e le figure funzionali hanno la sensazione di lavorare sotto stress e di fare molta fatica a gestire e guidare un’azienda dalle enormi potenzialità, ma che non riesce ad esprimersi al meglio.

Quanto descritto sopra è tipico di molte aziende venete, ma l’azienda in questione somma a questo stato di cose anche il passaggio generazionale: ringiovanimento della dirigenza di circa 30 anni e aumento dei soci da 3 a 5.

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C’è posto per tutti? Ma sopratutto è giusto che ci sia posto per tutti?

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Il fatto di essere socio non garantisce di saper guidare un’azienda o di prenderne in mano uno dei settori cardine e sopratutto non è necessario creare dei ruoli per fare spazio a qualcuno.

 

Scritto da Samuele Brandellero

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